DIARIO DI VIAGGIO di Alessandra Baiocchi

30 giugno 2012

E' mattina, il sonno faceva parte di me, eravamo tutt'uno, il solo urlare di mio padre difronte alla mia faccia in catalessi è riuscito a farmi aprire gli occhi.
Devo sbrigarmi, è tardi, fra pochissime ore il mio sogno si avvererà.
Di corsa per le scale, apro il frigo, deserto completo, mi faccio un caffè al volo, senza zucchero... troppo tempo altrimenti!
Saluto mia mamma, mi guardo intorno, cerco qualcosa...prendo il cell. E chiamo lui.
“Amore sono sveglia, si è vero ho fatto le ore piccole, ma sai dovevo salutare le mie amiche, mi mancherai tanto anche tu. Ok ti aspetto, a più tardi”. Questa l'unica frase sensata che mi è uscita fuori un tutta la mattinata.
Salgo le scale, controllo le valigie, mi sembra tutto ok. Chiudo tutto, valige, zaino, prendo una felpa, in aereo fa freddo… sembra assurdo con questo caldo, ma è così.
Ultime telefonate di saluti, sono le 11.30, devo andare. Mi fumo due sigarette una dietro l'altra mentre percorro la strada per l'aeroporto.
Sono elettrizzata, ma nello stesso tempo ansiosa, so che questo viaggio sarà uno step della mia vita.
In questi ultimi mesi, da quando ho preso la decisione di andarmene, ho tirato le somme, diciamo che ho fatto un bilancio della mia vita. In tutti questi anni, ho solo pensato agli altri e mai a me stessa. Ho tirato su tre figlie da sola, senza avere nemmeno un piccolo accenno di riconoscenza ne da loro e ne da chi mi è attorno.
Ho finalmente firmato il divorzio con quello che dovrei chiamare ex marito… ma il mio cervello non conosce termine adatto per descriverlo. Anni e anni passati a piangere e sopportare i suoi soprusi, ora c'è più tranquillità, le ragazze sono cresciute, io sono invecchiata, la stanchezza fisica e psicologica si fa sentire. Il mio cuore, un tempo di proprietà del mio ex, è stato oggetto di una voltura diciamo sentimentale.. ma anche questa volta in modo negativo. Era giunto il momento di girare pagina, con molto dolore... ma era giusto. Questi 20 giorni di lontananza serviranno a capire, a meditare e forse si anche a decidere...chissà!
L'aeroporto è qui... scendo, prendo i miei bagagli, corro velocemente ed entro... mi metto in fila...c'è da aspettare... ho paura... tanta paura... ma sono e rimango ferma nelle mie intenzioni.
Eseguo tutto quello che c'è da fare, arrivo al gate... mi giro... lo guardo... lo bacio... e gli auguro tanta fortuna e tranquillità. Gli ricordo che lo amo e lo amerò forse per tutta la vita... le lacrime scendono e si confondono con le sue. Un addio questo? Non lo so.
Entro, un altra fila mi attende, ogni tanto mi giro per incontrare il suo sguardo, lo trovo tra saluti gestuali, baci, sorrisi bagnati... e parole senza sonoro... è finita... ho chiuso.
Aspetto, c'è tempo per entrare. Mi compro qualcosa da mangiare, le sigarette per me e per la mia amica. Tutto è pronto, salgo... mi siedo e la mia mente viaggia tra il passato e il futuro che non conosco.
Un viaggio tremendo, ho il collo che non mi da tregua, la mia vicina è orrenda, sporca, puzzolente e pure antipatica... però parla bene l'inglese, io la guardo ed ogni volta che dice qualcosa alle Hostess, rubo con gli occhi e ripeto quello che dice lei. Bella mossa no?
Arriviamo in Etiopia, dopo chilometri di deserto...che tristezza!
Scendo, e mi sbrigo per la coincidenza con Mombasa... è fatta... sono sulla coincidenza giusta... non ho sbagliato... che fenomeno!!!
Altre due tre ore di viaggio, passate a sonnecchiare, con il collo che non mi dava tregua. Vengo svegliata da un vassoio con non so cosa dentro... che io logicamente neanche guardo.
Bevo acqua e basta.

01 luglio 2012

Siamo arrivati, scendo mi sbrigo con i bagagli, di nuovo al controllo del passaporto, il tizio mi guarda. Insiste con una parola che io non capisco... niente... poi tira fuori una moneta... capisco che devo pagare il visto. Cavoli! 40 euro evvabbè. Gli do questi soldi imprecando, tanto non ha capito niente... aggiungo qualche altra parolaccia... ma è finita.
Esco cerco di capire quale omino nero tra i tanti era il mio... non ci vedo... la vista non è più quella di una volta. Mi fermo con tutto il carrello pieno di bagagli, guardo fino a sentire chiamare il mio nome... meno male... mi hanno riconosciuta... ti credo ero l'unica sbiancata li dentro!!!
Abdul mi dice: "ti aspettavo per l'una di notte ed invece sono le due!"
Io rispondo: "e che è colpa mia? Mica guidavo io!!!"
E lui: "Achuna matata!!!"
Altre tre ore di viaggio in macchina per arrivare a Watamu, Abdul ed Omar... mi fanno tremila domande... fumiamo insieme... mi chiedono se uso maria... rispondo di no, loro si preparano una paio di canne... dicono che le serviranno per il viaggio... mah!!!
Parlano parlano...
Arriviamo a destinazione, Elena dorme, mi apre Aziz il guardiano, mi accompagna in stanza, mi salutano tutti con un "Jambo, a domani mama!"
Se si azzardano a chiamarmi prima di mezzogiorno li uccido!
La stanza... vabbè... lasciamo stare, apro le valige, cerco qualcosa, ma non la trovo... lo farò domani.
Non mi va di farmi la doccia, non me ne frega niente, i denti figuriamoci, mi butto su quella specie di letto e vado in catalessi.
Mi sveglio perchè piove, mi alzo... non ricordo dove sono... dove sono? A casa mia no...boh!!! due secondi e poi capisco... sono in Africa!
Apro la porta, con la luce mi accorgo che la stanza è come quando l'ho vista al buio, quindi mi metto l'anima in pace, appena fuori sul balcone arrivano un paio di negretti che mi chiedono se ho bisogno di qualcosa... io li guardo... e penso... ora gli dico che ho bisogno di un caffè macchiato, un bacio del buongiorno del mio amore, le urla delle mie ragazze che litigano, mia madre che sbraita perchè ancora dormo, e mio padre che urla appresso a lei... e poi penso... no!!!
Dico solo: "Buongiorno! Tutto ok, avrei bisogno solo di Elena!!!"
Dopo 5 minuti arriva Elena, sorridente, carina e dolce... mi chiede se mi sono riposata, e poi mi dice: "Quando vuoi scendi e andiamo a prenderci un caffè in paese!".
Due nanosecondi e scendo come ero andata a dormire praticamente... solo un paio di calzoncini corti, camminiamo, andiamo in questo paesino che è tutto un programma, strade senza asfalto, gente del posto che stà li sbragata a fare niente. Arriviamo in un bar... forse... non l'ho mica capito! Prendiamo un caffè che era meglio quello di mia madre... mi chiede se voglio un pezzo di torta ed io faccio cenno di no con la testa.
Elena mi racconta la sua vita, mi dice che è felice, che sta bene. Mi raccomanda di non aver paura di questa gente... ma nello stesso tempo di essere prudente e non dare troppa confidenza.
La gente cammina scalza qui... è vestita di niente... ma sono tutti sorridenti! Beati a loro!
Elena mi racconta della gente, e mentre parla, mi accorgo che è pieno di europei qui! Ci sono tanti italiani, hanno la loro casetta, una attività, e vivono tranquillamente.
Ho capito, dopo che me l'ha presentata, che il bar è di proprietà di un'italiana, una donnina piccola... è lei che prepara le torte... ahhhhhhhh vabbè allora domani me ne mangio un pezzetto!
Mentre la saluto gli dico che la mattina dopo sarei andata a fare colazione li con un bel pezzo di torta... forse... non lo so... non ci scommetterei!
Torno a casa, Elena deve andare a pranzo con una sua amica olandese, che ho poi conosciuto, insieme portano avanti un bel progetto! Hanno creato un centro di raccolta per bambini maltrattati e violentati, mi hanno chiesto di andare a vedere il loro lavoro. Ci andrò... non vedo l'ora.
Ho rimediato due bottiglie d'acqua minerale, Elena dice che devo usarle per fare il caffè e per lavarmi i denti... e io ci ho fatto il caffè (portato da Roma logicamente).
Ho disfatto i bagagli, ma non ho trovato quello che cercavo la notte scorsa... mah chissà!!!
Il bagno fa schifo, il lavello pure, le maniglie del rubinetto sono bianche dal calcare... ma non lo conoscono il Viakal? Forse no!
Anche la macchinetta del caffè ne era piena di calcare... ho provato a dargli una pulita senza successo, poi ho urlato tra me e me "Sti cavoli!".
Ho bevuto il caffè... na ciofeca... ma l'ho mandato giù, senza zucchero... devo annotare anche questo nella lista della spesa.
Il programma di oggi è: fare la spesa, nel pomeriggio con Elena fare assolutamente il cambio in scellini, acquistare una scheda telefonica locale ed una chiavetta per internet... e poi... chiamare il tizio che non mi ricordo come si chiama, dobbiamo conoscerci, sarà lui che mi porterà da domani alla scuola dei miei amati bimbi.
Il primo giorno in Africa... sono euforica... qui è tutto lento... mi sembra di stare a perdere tempo... ora chiudo e vado a farmi del male con un altra tazza di ciofeca... prima che diventi fredda!
Esco e vado in questo paesino di baracche a cercare qualcosa di commestibile... prenderò banane... si banane!!! il resto manco se me pagano!!!
Torno a casa, tre ore per cercare di fare un po' di spesa, banane manco a pagarle oro!! Il proprietario del supermarket mi chiede come sto... ma chi te conosce?... gli dico tutto ok, compro le schede per il cellulare e la ricarica per internet, la chiavetta me la darà Elena, piatti e bicchieri di carta, due pacchi di pasta, olio sale e zucchero, quattro pomodori rossi per un eventuale sugo... 44 euro evvai!!
Torno a casa, mentre cammino, mi salutano tutti, come se fossi una vecchia amica, io rispondo senza problemi, entro e subito mi viene incontro il guardiano, prende le buste e me le porta su.
Metto in ordine quei 44 euro, sistemo un pochino e poi vado da Elena, salgo a casa sua, parliamo tantissimo, mi racconta di lei, io gli racconto di me, siamo amiche ora!!
Arriva Apollo, l'autista dei bimbi, gli diciamo che per domani non si deve preoccupare, andrò a scuola con Elena, ci scambiamo i numeri di cellulare, e ci aggiorniamo al giorno dopo.
Io torno a casa, apro internet e mi collego con skype, parlo con mia mamma, tutta euforica, dice che sono bella, che gli manco, vuole sapere tutto... ma che gli dico che sono appena arrivata?
Gli faccio vedere la casa, gli spiego dove cucinerò, dove dormirò e dove andrò a farmi la doccia, poi chiudo dicendogli "A domani mamma e papà!".
Mi chiama Elena, vuole farmi conoscere i suoi bimbi e suo marito, vado da lei, i bimbi sono bellissimi, suo marito ritarda perchè sta pescando il pesce per la cena... strano... io di solito vado al Conad!!!
Gioco con il più piccolo, che mi riempie di baci, mi insegna a parlare la sua lingua, domani farà lui da maestro ed io da alunna... da notare che lui ha solo 3 anni!!!
Saluti tutti, me ne vado a casa, non ho mangiato nulla oggi, salvo caffè con due pezzi di pane con marmellata... ma va bene così... ora sono sul terrazzo a godermi l'aria che arriva dal mare... leggermente disturbato questo silenzio dalle preghiere della gente del posto... pregano sempre... è na litania... ci farò l'abitudine...spero!!!
Ora mi sento meglio, dopo la doccia e un altro caffè amaro, mi metterò qui a leggere un po'... domani sarà un giorno pieno... sono felice!

Alessandra